IL CINECIRCOLO SANTA CHIARA
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SOLARIS (Solaris)  
Genere:Fantascienza
Regia: Steven Soderbergh
Interpreti: George Clooney (Chris Kelvin), Natascha McElhone (Rheya), Jeremy Davies (Snow), Ulrich Tukur (Gibarian), Viola Davis (Gordon).

Nazionalità:Stati Uniti
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Anno di uscita: 2003
Orig.: Stati Uniti (2002)
Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di Stanislav Lem
Scenegg.: Steven Soderbergh
Fotogr.(Scope/a colori): Peter Andrews
Mus.: Cliff Martinez
Montagg.: Mary Ann Bernard
Dur.: 99'
Produz.: Lightstorm Entertainment.


Giudizio:

Accettabile/complesso/dibattiti***

Tematiche:

Fantascienza; Letteratura; Metafore del nostro tempo;  


Soggetto:

 

In un futuro non identificato, dalla Terra lo psichiatra Chris Klein si muove non appena ricevuto un messaggio dalla stazione orbitante sulla quale alcuni scienziati stanno analizzando il pianeta Solaris. Giunto a destinazione, Chris viene informato che l'amico Gibarian è morto, forse suicida e che gli altri due dell'equipaggio (Snow e la dottoressa Gordon) soffrono di allucinazioni improvvise. Sembra che Solaris rimetta in movimento strati di coscienza individuali da tempo rimossi. Quella notte Chris si sveglia e si trova accanto Rheya, l'amata moglie morta a sua volta suicida, lasciandogli addosso un forte senso di colpa. Rheya però non ricorda niente e non capisce cosa sta succedendo. Chris invece non può fare a meno di ripetere che all'origine del loro allontanamento c'era l'aborto che lei si era procurato, senza avvertirlo. Gordon però dice a Chris: "Tua moglie è morta, quella é una copia". Chris poi 'vede' l'amico Gibarian ma le domande che gli fa restano senza risposta. Infine Chris torna sulla Terra. Anche qui si ritrova con Rheya.


Valutazione
Pastorale:

 

Come si ricorderà, la prima versione cinematografica del romanzo omonimo di Stanislav Lem é quella, eccellente, di Andrej Tarkowskji, 1972. A distanza di trenta anni, Steven Soderbergh si addentra in una riduzione, mostrando coraggio, voglia di confrontarsi e di rischiare. Siamo nell'ambito di una fantascienza con evidente, e voluta, portata simbolica: e se quella del regista russo aveva di fronte il mondo per com'era strutturato all'aprirsi degli anni Settanta, questa di Soderberg fa i conti con tutto ciò che è successo nel periodo successivo. Non solo a livello politico-geografico, ma anche, e forse più, su quello dello sviluppo delle tecnologie. Ci sono oggi parole ed espressioni che Tarkowskji non ha fatto in tempo ad ascoltare: internet, rete, realtà virtuale. Ecco allora che, attraverso la vicenda di Solaris, Soderberg e Clooney parlano dell'intelligenza artificiale che crea i propri stati mentali. I cloni hanno una memoria? e l'uomo, con la propria anima, è ancora libero di creare? Se Solaris è insieme meta e viaggio, nel simbolismo si affaccia la dimensione trascendente, giocata sul versante della colpa e del peccato. Nel ritorno finale alla Terra, appare l'esigenza di dare valore all'uomo pellegrino che si colloca nell'infinito. La coscienza del brancolare diventa ansia della conoscenza, ricerca di un visitatore interiore e del senso del perdono. Temi impegnativi che Soderbergh risolve in modi talvolta un po' autoriali (ossia formali, fin troppo geometrici, lenti) e tuttavia utili a dimostrare come anche in America si possa fare un cinema di forte contenuto, coinvolgendo un attore-divo (George Clooney) e non guardando direttamente alla tirannia del botteghino. Realizzazione suggestiva per un film che, dal punto di vista pastorale, é da valutare come accettabile, certamente complesso e adatto a dibattiti.


 

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