IL CINECIRCOLO SANTA CHIARA
e


IL SERVO UNGHERESE (/////)  
Genere:Drammatico
Regia: Massimo Piesco e Giorgio Molteni
Interpreti: Tomas Arana (August Dailermann), Chiara Conti (Franziska Dailermann), Andrea Renzi (Miklos), Edoardo Sala (tenente Tross), Milica Djukic (Julianna), Elena Paris (Irene Goldstein).
Nazionalità:Italia
Distribuzione: Medusa Film
Anno di uscita: 2004
Orig.: Italia (2003)
Sogg. e scenegg.: Massimo Piesco
Fotogr.(Panoramica/a colori): Massimo Lupi
Mus.: Davide Liuni
Montagg.: Carlo Fontana
Dur.: 108'
Produz.: Le Grand Bleu, Ipe.


Giudizio:

Accettabile/problematico/dibattiti

Tematiche:

Male; Musica; Potere; Razzismo; Storia;  


Soggetto:

 

Nel 1944 August Dailermann, maggiore delle SS e comandante della 'fabbrica' di Teufelwald, aderisce in pieno agli ideali del nazismo ma allo stesso tempo non vuole occuparsi della terribile 'attività' quotidiana del campo: lo sterminio di ebrei e prigionieri di vario tipo. Delegando quasi tutto al giovane tenente Tross, Dailermann dedica molto tempo alle liti con la moglie Franziska, che accusa di essere frivola e indifferente a tutto. Un giorno il maggiore fa arrivare nel proprio appartamento un nuovo servitore, un ebreo ungherese di nome Miklos. Costui, oltre a parlare bene il tedesco, dimostra subito coraggio e sensibilità, evitando la distruzione di alcune tele arrotolate che riconosce come opere di Kokotschka e Dix. Da quel momento Franziska instaura con Miklos uno scambio intellettuale sempre più frequente, fino al momento in cui la donna chiede che tra i prigionieri del campo ne vengano individuati alcuni abili nella pittura e in grado di farle un ritratto. Mentre i sette scelti si mettono al lavoro, il maggiore, irritato da questa iniziativa, decide a sua volta di selezionare alcuni musicisti per eseguire brani d'opera. Quando Franziska scopre che quella 'fabbrica' é in realtà un campo di sterminio, sembra disponibile ad aiutare i prigionieri. Ma è solo un attimo. Le brutte notizie sull'andamento della guerra inducono Dailermann e la moglie a cambiare situazione. Decidono di tornare a Berlino, da dove lui partirà per il fronte orientale. Nel giorno del commiato, il maggiore lascia le consegne al tenente Trott. Miklos, i pittori, i musicisti e tutti gli altri restano dietro il filo spinato.


Valutazione
Pastorale:

 

Spiega Massimo Piesco, autore del copione e coregista: "L'idea nasce dall'esigenza di raccontare i totalitarismi dal punto di vista dell'interdizione dall'esercizio dell'intelletto e della libera espressione in ogni ambito delle attività umanistiche...se i totalitarismo comportano estirpazioni umane in ogni modalità e quantità, producono anche un annientamento della capacità creativa e speculativa e, pertanto, il danno inferto, la perdita registrata, non sono locali ma universali". Premesse giuste, e condivisibili, tradotte in immagini però non sempre fluide e riuscite. L'urgenza di rendere fin troppo visibile la contrapposizione (anzi l'impossibile unione) tra cultura e dittatura ha indotto ad una regia troppo 'marcata', sottolineata, un po' costruita come una tesi da dimostrare a tavolino. Atmosfere tardo-dannunziane, qualche eco di Visconti, un certo gusto per la fusione tra immagine in movimento, musica, pittura. Chiuso da un antirealismo di sapore letterario, il dramma c'è ma non è sempre libero di venire fuori. Restando però ai contenuti, l'operazione è comunque positiva, in grado di riportare in primo piano il tema del rapporto tra ingegno e potere, tra ideali di libertà e ideali di soffocamento. Dal punti di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, problematico e adatto per dibattiti.

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