IL CINECIRCOLO SANTA CHIARA
e

ROSENSTRASSE (Rosenstrasse)  
Genere:Drammatico
Regia: Margarethe von Trotta
Interpreti: Katja Riemann (Lena Fischer), Maria Schrader (Hannah), Martin Feifel (Fabian Fischer), Jurgen Vogel (Arthur von Eschenbach), Jutta Lampe (Ruth Weinstein), Doris Schade (Lena Fischer a 90 anni), Carota Regnier (Rachel Rosenbauer), Svea Lohde (Ruth a 7 anni).
Nazionalità:Germania/Olanda
Distribuzione: 01 Distribution
Anno di uscita: 2004
Orig.: Germania/Olanda (2003)
Sogg.: Margarethe von Trotta
Scenegg.: Margarethe von Trotta, Pamela Katz
Fotogr.(Scope/a colori): Franz Rath
Mus.: Loek Dikker
Montagg.: Corina Dietz
Dur.: 136'
Produz.: Richard Shops, Henrik Meyer, Markus Zimmer.


Giudizio:

Accettabile/realistico/dibattiti

Tematiche:

Male; Razzismo; Storia;  


Soggetto:

 

A New York Ruth Weinstein, matura signora, è da poco rimasta vedova. Nel momento del dolore avverte forte il richiamo della propria religione ebraico ortodossa e organizza un lutto di trenta giorni per tutta la famiglia. Nello stesso tempo esprime a chiare parole il dissenso per l'imminente matrimonio della figlia Hannah con il sudamericano Luis. Sorpresa da una inaspettata durezza di modi e desiderosa di capirne i motivi, Hannah cerca di indagare nel passato della madre e si reca a Berlino. Qui conosce Lena Fischer, ora 90enne, che le racconta di come abbia incontrato sua madre da bambina in una strada della città chiamata Rosenstrasse. Qui, nel 1943, centinaia di donne ebbero il coraggio di riunirsi e protestare contro la deportazione dei loro mariti ebrei. Lena allora aveva al proprio fianco la piccola Ruth.


Valutazione
Pastorale:

 

Si tratta di un film di indubbia ispirazione civile. La von Trotta riflette ancora una volta sulla storia passata del proprio Paese, e stavolta incornicia l'episodio in un contesto americano e nella prospettiva della nuova generazione che quel passato non ricorda più. I fatti di Rosenstrasse, come si sa, avvennero realmente tra il 27 febbraio e il 6 marzo 1943. Merito quindi alla regista di continuare a proporci episodi che bisogna conoscere, anche se la vena della regista sembra essersi un po' appannata e il racconto (forse troppo lungo) non trova mai un taglio veramente incisivo e resta nei binari della convenzionalità e della buona professionalità. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, realistico e adatto a dibattiti.


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